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teatro
19 maggio 2009
Sociale e teatro. Progetto per diversamente abili del gruppo Atir

                                                        

Quella che voglio segnalare con il presente post è davvero una bella iniziativa. Ma è anche una bella realtà, ormai affermata da qualche tempo e soprattutto nello spazio in cui opera. Di questa realtà e delle iniziative da essa promosse vengo a conoscenza tramite Gabriele, un ragazzo che studia a Milano e con una passione divorante per il teatro . Ma visto che a questo punto la segnalazione di un’iniziativa s’intreccia con una storia vissuta, lascio che sia lui a parlarne in prima persona.
Perché il laboratorio che frequenti presso il teatro Ringhiera si discosta dalle tue esperienze precedenti?
Il laboratorio organizzato dall’Atir, un gruppo molto forte nell’ambito della ricerca teatrale, è rivolto in particolare ai diversamente abili. Io vi partecipo in qualità di “comune cittadino”, insieme ad altri due ragazzi e agli operatori; oltre, chiaramente ai diversamente abili.
Svolgi un ruolo particolare in questo laboratorio? Sei, insomma, una sorta di assistente di sostegno per i ragazzi con handicap?
Assolutamente no. Io vi partecipo perché amo il teatro e perché mi venne proposto direttamente da Serena Senigallia, una delle registe più affermate attualmente sulla scena milanese, ma italiana in genere. Al termine di un seminario di tre giorni a cui partecipai, ella mi fece la proposta di assistere a qualche lezione ed eventualmente di contattare Nadia (Fulco, responsabile del progetto. ndr).
Ed io feci entrambe le cose, con entusiasmo.
Cosa fate nelle lezioni?
Di tutto, come in un normale laboratorio. All’inizio c’era il timore che i ragazzi disabili non si lasciassero andare, non avessero fiducia negli altri e in loro stessi. Ma è stata una paura infondata; già al secondo incontro,per esempio, capitò di prolungare un classico esercizio con la musica, la cui durata è normalmente di cinquanta minuti, per altri trenta, tante che erano la voglia e la sintonia createsi nel gruppo.
Se dovessi dirti, a livello di “percorso” tematico, Catiuscia (l’insegnante, ndr) ci ha fatto lavorare molto sulla conoscenza, la fiducia, l’improvvisazione, sul corpo, grazie anche agli interventi di ospiti, sulla voce e sulla cattiveria
Gli insegnanti hanno competenze particolari in materia di formazione e assistenza sociale oppure hanno esperienza “solo” dal punto di vista teatrale?
No, sono persone che hanno fatto lavori nel sociale già in passato e che hanno, a mio avviso, anche una grande sensibilità.
 Marcela Serli, regista dello spettacolo che abbiamo in programma per l’anno prossimo, ha lavorato parecchi anni in manicomio; questo per darti un’idea del fatto che il personale, a parte noi “comuni”, è assolutamente qualificato.
Cosa ti ha insegnato questa esperienza in più rispetto ai “normali” laboratori che frequenti e che hai frequentato?
In assoluto posso dirti che ha sviluppato in me una sensibilità diversa. Ma io ti parlo sempre e solo dal punto di vista teatrale. Io non sono un educatore e soprattutto ci tengo a mettere in chiaro una cosa: non sento diversità tra i ragazzi diversamente abili e gli altri partecipanti al laboratorio.
Si piange e si ride da ambo le parti. C’è imprevedibilità su quello che potrà accadere ad ogni nuovo incontro per il fatto che tutti, lì dentro, siamo disposti a lasciarci andare alle indicazioni dell’insegnante, senza freni, come vuole il teatro. E le emozioni in gioco, soprattutto nelle improvvisazioni, sono autentiche, da ambo le parti.
La sensibilità diversa a cui accennavo è riferita ad una maggior apertura mentale nell’atto del performare, qualità necessaria se ti trovi a recitare con un ragazzo con difficoltà nei movimenti o nella parola. Questo è, direi, il maggior insegnamento che traggo ogni martedì al laboratorio.
Ti ringrazio per la disponibilità.
Vorrei segnalare due cose per chiudere: martedì 16 giugno il laboratorio sarà aperto, cioè chiunque lo voglia potrà assistere alle nostre “lezioni”.
La seconda cosa è il festival del Teatro Ringhiera che si terrà dal 25 al 28 giugno e avrà come tema l’Integrazione. Mi sembra che sia proprio “in tema” con quanto ci siamo detti finora, no?



Teatro Ringhiera- gruppo Atir
Via Boifava, 17.
Per info sulla stagione e sulle iniziative:
www.atirteatro.it




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DIARI
19 maggio 2009
Pulizia della strada? No, grazie.
 

Martedì, ore 00- 06, lavaggio strade in via Isimbardi.
Può sembrare, ed effettivamente è, una cosa comune, ma i disagi che questo (dis)servizio comunale crea all’utenza non sono cosa da poco.
Ogni lunedì sera oltre Viale da Cermenate e prima di via Medeghino si scatena una vera e propria guerra per accaparrarsi un parcheggio. Ed è guerra senza esclusione di colpi.
Si possono vedere persone perimetrale l’isolato per decine e decine di volte, nella vana speranza di trovare un posto per l’auto. Talvolta però l’impresa è così disperata che qualche noncurante, non riuscendo a portarsi il veicolo dentro casa, arrischia a lasciarlo nella fatidica via. E fioccano le multe da parte della municipale; 36 euro, volendo essere precisi
Per farla breve: chi ha potere di decisione in materia dovrebbe riflettere su due alternative: o ridurre l’orario di divieto di sosta, considerato che il lavaggio ha una durata effettiva di quindici minuti, rispetto alle sei del divieto. Oppure, se si vuole mantenere un arco di tempo così ampio da adibire alla pulizia della strada, trovare una soluzione a tutti i malcapitati possessori di un auto residenti in zona. Impossibile anche questo? Avanzo un’ultima proposta: evitare di fare multe una volta che i posti disponibili fuori dal percorso di lavaggio siano esauriti.
Chi ha potere per decidere si decida a cambiare; così, di sicuro, non si può andare avanti.




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consumi
13 maggio 2009
Reportage orto-frutticolo

Mentre aspettavo il tram n° 3 alla fermata di via Montegani, mi è capitato di ascoltare una conversazione tra due signore di mezz’età, anch’esse in (im)paziente attesa del mezzo pubblico.
L’argomento della conversazione era il prezzo della frutta e della verdura, il quale da qualche tempo si è attestato, a dire delle due, a livelli insostenibili.
Data questa comune constatazione, il passaggio successivo è stato un dibattito circa quale fosse il miglior luogo dove fare acquisti. Su questo argomento una delle due signore è apparsa particolarmente convinta della propriaa tesi, tanto che la forza con cui ella l'ha espostaa è riuscita a convincere l’altra, inizialmente in chiaro disaccordo.
La tesi era questa: al mercato comunale sito tra via Stadera e via Montegani “ la roba costa moolto meno, ed anche più buona che dai negozietti!”
Sarà vero? Da studente fuori sede e per questo particolarmente attento al prezzo dei generi alimentari, ho l’abitudine di comprare dai supermercati. Ma è pur vero che la qualità dei suddetti beni di consumo venduti da Standa, Esselunga, Pam ecc, lascia spesso a desiderare.
La prospettiva di comprare generi alimentari di buona qualità e a prezzi convenienti che la conversazione udita mi aveva lasciato intendere, è stata la molla che mi ha spinto a comparare i prezzi dei vari venditori, come in una sorta d’inchiesta da casalinga in affanno economico.
Il solo indicatore a cui ho fatto riferimento è stato il prezzo ed il risultato è il seguente:
1) Al supermercato si compra meglio, indipendentemente dal frutto o dall’ortaggio cui ci si riferisca.
2) La signora alla fermata del tram forse esagerava nell’affermare che “la roba al Mercato comunale costa moolto meno” che altrove.
Ebbene sì. Qualche esempio? Zucchine nostrane al Mercato costano 1,99 rispetto all’1,4 di alcuni negozi nei paraggi, il pomodoro da insalata 3,99 contro i 3,5 dei negozi, mentre i finocchi per entrambi valgono 3,90. Qualche vantaggio per il Mercato comunale lo si riscontra nella frutta: mele rosse fuji 2,49 contro i 2,90 dei negozi e per le nespole, di provenienza straniera, il vantaggio sui negozi è di addirittura di 3 euro ( 3,80 contro 6,99). Ma prendendo un altro frutto, le banane ad esempio, la differenza si fa di nuovo impercettibile: 1,90 del mercato comunale contro l’1,99 dei negozi.
Non proprio prezzi popolari direi…




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SPORT
10 maggio 2009
Spazio ai giovani

 

Ebbene sì: entro il mese di maggio la sezione Parchi e giardini del comune di Milano sostituirà le fatiscenti recinzioni del campo di calcio dell’oratorio di Via Neera. L’ipotesi di trasferirvi in tale area il mercato comunale situato all’incrocio con Via Montegani, invece, era già stata abortita da tempo. Possono quindi esultare i ragazzi: bisogna pensare che il suddetto campo è l’unico spazio sportivo della zona destinato ai giovani…




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SOCIETA'
10 maggio 2009
A ciascuno il suo quartiere
 

Ore 02: 15, interno del Busbynight.

“Dove ti lascio”- Mi domanda il guidatore.
“ Qui all’incrocio è perfetto, grazie." Poco prima di scendere, sento un gruppo di ragazzi residenti nel quartiere Baggio, alcuni, e in Quartoggiaro altri, commentare così il luogo in cui abito: “ O zio, quel tizio scende in Palmieri!”
“ Fi..a, è vero. Ma dici che ci vive? “ “Ee per forza zio, cosa ci deve fare qui? “ “ Figa zio, io non ci vivrei mai.” “Ma scherzi, zio? Manco fossi morto. “ “ Manco io, fi..a; c’avrei troppa mm..rda a tornare a casa la notte.” “ Pensa che uno l’hanno sparato l’anno scorso in Palmieri!” “ Manco morto, zio” “Palmieri paura!”
Non so se si accorgono del fatto che sento i loro discorsi. Ad ogni modo il guidatore ferma il mezzo.
Non c’è un anima in giro, neppure il kebap all’inizio della via è aperto.
Bene, penso, tutto è nella norma. “ Grazie e arrivederci. “ “Buonanotte” mi risponde il guidatore.
Casa dolce casa; sono tornato sano e salvo dal centro.


Ndt
: Busbynght: servizio di trasporto offerto da ATM per il week end in determinati periodi dell’anno. Il principio che portò l’azienda di trasporto pubblico milanese ad istituire tale servizio fu una maggior attenzione agli studenti, in particolare donne, in un periodo in cui gli stupri notturni ( e non, ad essere sinceri) sono all’ordine del giorno. I guidatori dei Busbynight dividono i passeggeri su un pulmino o sull’altro a seconda che questi ultimi debbano recarsi a Milano sud oppure nord. Dopodichè, una volta a bordo e non sempre dopo aver pagato il prezzo ( un euro) della corsa, il guidatore domanda con precisione, a ciascun passeggero, l’indirizzo a cui desidera essere portato.




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SOCIETA'
10 maggio 2009
Il pertugio
 

Se non lo si conosce non c’è alcuna speranza di trovarlo. A meno che non si stia camminando in Via Volvinio, nei pressi di Piazzale Agrippa. In tal caso, solamente, un segnale inequivocabile condurrà dritti dritti alla meta. Il profumo intenso di dolci appena sfornati che fuoriesce da quel piccolo spioncino ha dell’incredibile; pervade parecchie decine di metri e richiama in continuazione un gran numero di persone.
All’interno di questo laboratorio di prodotti da pasticceria lavorano, a seconda del giorno della settimana, dai due alle quattro persone; si tratta di uomini giovani, tra i 25 e i 40 anni, extracomunitari.
Impastano, infornano, sfornano, guarniscono ed infine vendono.
Vendono a tutti; è sufficiente affacciarsi al pertugio che dà in via Stadera e chiedere il prodotto preferito. Inoltre, e forse principalmente, una volta soddisfatte le esigenze degli affamati della notte, questo laboratorio produce per diversi bar della zona, i quali vi lasciano da anni ormai, precisi ordini e orari di ritiro di brioches, sfogliate, krapfen e quant’altro.
Gli orari di lavoro sono massacranti: dalle 22 circa fino alle 4 passate. Il sabato si inizia anche prima, spesso verso le 20. Il tutto per rifornire una clientela numerosissima, tra afecionados e passanti attratti casualmente dai profumi emanati dal forno del laboratorio. Un esercito della notte in continuo approvvigionamento, che sembra ostinato a non voler perdere neppure per una notte la propria, intima, battaglia con la fame.
“Cornetto al cioccolato” “A me dai la sfogliata con le mele” “ Con la crema ce l’hai?” “Due bomboloni, uno vuoto e uno con la nutella” “ Saccottino ricotta e nutella” “Brioche con la marmellata, una semplice con lo zucchero sopra e due lattine di thè freddo” “Pizzette, focaccie; insomma, qualcosa di salato ce l’hai?”
“No amico, salato solo sabato”. Costo? Un euro, indipendentemente dal tipo di prodotto.
Buon appetito.




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SOCIETA'
4 maggio 2009
Il nemico è ovunque
 



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SOCIETA'
29 aprile 2009
Taxi driver
 

Tragitto Staz. ne Centrale- Via Palmieri.

- Ciao bello, dove ti porto?
- Beh, un po’ distante; Via Palmieri.- C…zzo! Eh eh, ma non c’è problema. L’unico problema sono tutti cogl…ni che ci sono in giro oggi. Va beh, muoviamoci dai; già perderemo tempo per il traffico.- A sì? E come mai tanta gente in giro? - Ee che ti devo dire zio! Manifestano, manifestano e rompono i cogl…ni. Non hanno un c…zzo da fare e manifestano; mica come noi che lavoriamo dalla mattina alla sera e non c’abbiamo mica tempo per quelle cag…te lì, da partigiani del c…zzo. Ma lasciamo perdere. Da che parte la prendo bello?
- Cosa?
- Via Palmieri! Entro da Volvinio o da Montegani?
- Caspita; come fai ad avere in mente quelle vie secondarie? Considerato che siamo dalla parte opposta di Milano, oltretutto.
- Eh eh, zio. Ma io sono sei anni che faccio questo lavoro; sono meglio di un navigatore io.
- Ho capito. Però sai: oltre ad essere dalla parte opposta, la mia zona è pure una zona un po’… Un po’ così, voglio dire. Non è la tipica zona da personaggi che chiamano taxi in continuazione; non abito in Brera. Eh eh, capisci?
- Ee zio, ma cosa stai dicendo??
- Eh?
- Primo: il taxi non lo prendono i ricchi, ma quelli “medi”. Capisci? Gente normale, “tranquilla”. Secondo: quella, in particolare, è una delle zone da cui ho sempre preso un botto di chiamate.
- A sì?
- Ma zio, dove c…zzo vivi?
- Te l’ho detto: Via Calmieri.
- Ma no, voglio dire: a parte alcuni ristoranti che fanno un botto di chiamate, tipo Maison España, il fatto di quella zona lì è che dal locale xxxx mi chiamano sempre le putt..ne o i tipi che vanno con le putt…ne.
- Eh?
- E sì. Xxxx fa locale, poi night o roba simile, non ho mai capito bene. Poi forse fa anche da “motel”, capisci? Tipo affitto-stanze per scop…re. Sì ma cosa credi: non sono mica putt…ne così, da 20, 30, 50 euro. Sono putt… ne serie: roba di 3 o 400 euro a botta. Una sera mi arriva una chiamata, non mi ricordo se da Montegani o Cermenate. Questa era uscita dal locale. Io non lo sapevo mica. “ Che lavoro fa sig.na?” E quella mi risponde: “ Io faccio la donna, di professione.” Ah ah ah! Oltre che fi..a era pure simpatica!




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CULTURA
7 aprile 2009
Biblioteca (?) Chiesa rossa
 

Se qualche d’uno vi si reca convinto di trovarsi di fronte ad un luogo adibito unicamente a prestito, consultazione o studio testi e magari, in sintonia con ciò, si aspetta un edificio grigio e squadrato, immerso nello smog e nel traffico cittadino, beh, costui resterà davvero stupito.

Per accedere a questa biblioteca bisogna attraversare, rigorosamente a piedi, un bel parco.Una volta che lo si è percorso tutto fino a destinazione, vuoi perché a tutto quel verde, a Milano, non ci si è granché abituati, vuoi perché l’imponente edificio in questione, con la sua alternanza di pietra rossa e travi in legno ricorda più che altro una grande stalla (voci dicono che sia stata costruita a tale scopo…) o un enorme cascinale, la sensazione di aver sbagliato indirizzo è davvero forte. Ed una volta che vi si entra e si percorrono i primi 50 dei 750 mq. della sua intera estensione, quella sensazione non viene altro che confermata.

Bisogna inoltrarsi un bel po’ prima di scorgere qualche segno che confermi che quella è una biblioteca e non un archivio cinematografico, né musicale, benché le migliaia di dvd e cd, entrambi in prestito gratuito per chi lo desideri, facciano pensare al contrario.

Per essere sicuri di essere nel posto desiderato è necessario proseguire qualche metro in più, superare le postazioni internet, la zona riservata alle riviste specialistiche, ai periodici e ai quotidiani. Una volta oltrepassate queste aree ed ammesso che la presenza di qualche convegno, conferenza o iniziativa culturale non sia in corso, si potrà essere sicuri di essere in una biblioteca, uno di quei luoghi, cioè, la cui rappresentazione mentale è legata, normalmente, ad immagini poco invitanti.

Dimenticavo: il sabato pomeriggio si organizzano iniziative per i bambini, in tutto l’edificio è disponibile la connessione wi-fi ( uno dei finanziatori di Chiesa rossa è Telecom…), vi sono alcuni televisori con canali satellitari consultabili gratuitamente e nella bella stagione il parco circostante offre possibilità di studio e/o svago in una tranquillità davvero rara per Milano.

E pensare che se Biblioteca Tibaldi non avesse chiuso per un certo periodo, causa ammodernamento ( così almeno c’era scritto..), non l’avrei mai scoperta…




Biblioteca Chiesa Rossa

Via San Domenico Savio, 3 - 20142 Milano




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2 aprile 2009
Behind Viale da Cermenate line
Il presente blog nasce anzitutto per esigenza didattica. Questo voglio specificarlo subito, alla prima riga del primo post, in largo anticipo rispetto alle critiche che potrebbero muovermi i veri “blogger di quartiere”.
C’è poi un’altra parte di persone di cui temo i possibili rimproveri ed è quella costituita dai “figli naturali” del quartiere di cui mi accingo a documentare.
A questi ultimi voglio rivolgermi per una piccola considerazione: si percepisce spesso la convinzione che da Viale da Cermenate in poi, guardando verso sud, non ci sarebbe più vita o si entrerebbe nel regno dell’ignoto, vedendo il nuovo giallissimo kebap dalla mancina e la filiale Unicredit dalla destra come le novelle Colonne d’Ercole.
Beh, vi confesso che spesso ho pensato di scrivere qualcosa per screditare questa diffusa opinione, ma… Il fatto è che non ho mai avuto la spinta decisiva che mi facesse tramutare la mia piccola parte d’orgoglio ferito ( in fondo, questo è il quartiere a cui sono legati parecchi bei ricordi dei miei ultimi due anni di vita milanese) in un gesto pratico e ciò è dovuto ad un semplice fatto: io non sono nato in questo quartiere. Di più: non sono nato a Milano e neppure in Lombardia, ma vi ho cercato domicilio unicamente per motivi di studio.
Mancando in me, quindi, o un particolare amore per questo quartiere, il quale mi spingesse magari a parlarne per divulgarne le qualità, oppure un rancore od odio, come quello che può nutrire un figlio nei confronti di un padre a cui sì, egli vuole bene, ma vorrebbe veder diverso da com’è- in questo caso scriverne avrebbe finalità di risvegliare le coscienze degli abitanti distratti o degli addetti ai lavori- ho dovuto attendere una motivazione, se vogliamo, più forte e sicuramente esogena per mettermi a scrivere.
Tuttavia, pur se con occhio in parte distaccato ( come ho detto le mie radici risiedono in luoghi troppo diversi da questi perché io possa provare un qualche coinvolgimento emotivo), cercherò di dimostrare che oltre Viale da Cermenate la vita continua…

 

 




permalink | inviato da daninauta il 2/4/2009 alle 17:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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